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Amiloidosi cardiaca nel setting della medicina generale: riconoscerla e curarla

Napoli, Sala Convegni Cooperativa Sociale COMEGEN

28/10/25

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28/10/25

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L’amiloidosi cardiaca è causata dall’accumulo intracardiaco di proteine scarsamente  ripiegate. La transtiretina, o prealbumina, è una proteina plasmatica prodotta per il 90% a  livello epatico, coinvolta nel trasporto dell’ormone tiroideo T4 e della retinol binding protein.   Il gene codificante per la transtiretina, localizzato a livello del locus 18q21.1, codifica per un  tetramero in cui assemblaggio anomalo, in presenza di mutazioni missenso, determina  l’accumulo di proteine mal ripiegate (v-ATTR), condizione quest’ultima che è stata associata  alla rara polineuropatia amiloidotica familiare e alle amiloidosi ereditarie da transtiretina  mutata9–16. Più comunemente, l’ATTR-CA è caratterizzata da un accumulo di proteine  wildtype, condizione particolarmente comune nell’anziano.  La diagnosi di amiloidosi cardiaca viene attualmente condotta grazie a un percorso  diagnostico multidisciplinare, che include l’identificazione di una serie di red flags  clinicostrumentali.  La presenza di uno spessore ventricolare sinistro maggiore o uguale a 12 mm,  associata a uno fra: scompenso cardiaco o stenosi aortica, fibrillazione atriale, ipotensione  o riscontro di normali valori pressori in un paziente con precedente diagnosi di ipertensione  arteriosa sistemica, disfunzione autonomica, proteinuria, stenosi del canale lombare o  sindrome del tunnel carpale bilaterale, rottura spontanea del tendine del muscolo bicipite,  bassi voltaggi del complesso QRS all’elettrocardiogramma in un soggetto con ipertrofia  ventricolare sinistra, rappresentano chiari segnali d’allarme che debbono indurre il clinico a  iniziare l’iter diagnostico per l’amiloidosi cardiaca 3,17.  È importante considerare che il 5% della popolazione ultra65enne è affetto da una      gammapatia monoclonale di incerto significato (MGUS), e ciò potrebbe condurre alla   diagnosi di amiloidosi AL nei pazienti che presentano una componente monoclonale e   amiloidosi ATTR19. In questi casi, la biopsia endomiocardica è indicata al fine di identificare   il sottotipo di amiloide. L’importanza della diagnosi è legata soprattutto all’introduzione nel   panorama clinico della terapia con Tafamidis, farmaco che ha dimostrato una riduzione  significativa della mortalità e delle ospedalizzazioni nello studio clinico randomizzato ATTR   ACT.  Sebbene l’amiloidosi possa essere sospettata a partire da esami di base, quali  l’elettrocardiogramma o l'ecocolordoppler cardiaco, l’accuratezza diagnostica ottenuta da  questi test, considerati in forma isolata, è bassa. Per tale motivo, un modello finalizzato ad  identificare dei “clusters” di sintomi potrebbe incrementare in modo significativo il rate  diagnostico dell’amiloidosi cardiaca.

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